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Stecca NET : Indice » » MUSICA » » I "Giganti" del Rock (profili) !!!
  
3 pagine ( 1 | 2 | 3 )
Autore I "Giganti" del Rock (profili) !!!
stecca





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OFF-Line

 Inserito 19-07-2005 alle ore 13:24   
Bono, la voce "gratta" e vinci....U2
Stavolta non è la solita Inghilterra a regalarci il nuovo grande genio degli anni ottanta bensì l’Irlanda.....arriva infatti il ciclone Bono e gli U2, ovvero di quella storica band che può essere a ragione definita l’ultima grande band classica del rock, unica vera erede dei grandi gruppi degli anni settanta ma non per questo meno innovativa. Anni ottanta ma anche novanta e 2000 giacchè in occasione della uscita del fantastico album "How to Dismantle an Atomic Bomb" chi scrive ebbe la fortuna di assistere come tanti allo straordinario concerto tenutosi al Meazza 3 annetti fa e di cui più avanti si riferirà.
Ma prima sia consentito un ritratto vocale di quella che non si esita a definire una delle più importanti e catalizzanti voci maschili non solo della storia del rock ma dell’intera storia della musica di tutti i generi...


Is it getting better...Do you feel the same ? Occorre forse essere sordi per non farsi venire immediata la pelle d'oca non appena la voce di Bono accenna le prime 3 o 4 note di One, e questo altro non è, che il miracolo di una voce, di un timbro, di un modo di cantare. Il pezzo, come noto è di suo straordinario, visto che stiamo parlando di una delle più famosi lenti della storia del rock, ma provatela a sentire cantata da altro cantante seppur immenso...non sarà mai la stessa cosa, perchè la voce di Bono è una delle più belle dimostrazioni della grandezza della musica a prescindere che ti piacciano o meno gli U2, ovvero l'ultima grande rock-band di livello “storico” che ci è arrivata dai Beatles in poi.
Se ci fate caso in se e per se la voce di Bono non è una voce di particolare consistenza (tipo, chessò, il famoso cantante dei Deep Purple Ian Gillan) ovvero estensione (David Bowie) e neppure così naturalmente talentuosa come quella di un Feddy Mercury ovvero tecnicamente raffinata come quella di un Bellamy dei Muse, no, la voce di Bono è, tutto sommato, uno strumento (e parlo della materia prima vocale) “normale”, che se uno fa di professione il cantante dovrebbe avere come base minimale, eppure...eppure se si dovesse affibiare un appellativo a Bono si deruberebbe Frank Sinatra del suo perchè almeno negli utlimi 20 anni l’appellativo di “the voice” al leader degli U2 si attaglierebbe benissimo.
Ma dove sta la magia di Bono ? La magia di Bono, e rifateci al caso a quell' incipit di One, ma anche alle tante magie degli U2, dalle vecchie All I want is you o Within, without you, fino alle ultime tratte dal citato How to Dismantle an Atomic Bomb sta nel timbro e nel suo modo di “porgere” le note, ossia sul suo modo di cantare, che si caratterizza per quella sorta di leggera “grattata” nelle note basse e centrali. Bono accarezza la melodia salendo morbidamente con note che appunto “grattano”, come se avesse un leggero catarro in gola, e invece è il trucco della sua voce così “calda”, pastosa, emozionante e perchè no ? romantica, che, detto in gergo, fa.... sognare. Non è una voce "roca" insomma (tipo quella di Rod Stewart o Bruce per intenderci), è appunto fascinosamente "grattante".
In altri sarebbe difetto, tipo “gratta” in alto perchè ha la voce ormai vecchia (vd. Il recente Baglioni) mentre la voce di Bono invece “gratta” con armonia, come avesse la gola che risuona sgombra anche nel grattare, fa parte della sua voce che non si sporca (se Mercury avesse grattato, sarebbe voluto dire solo che aveva fumato qualche sigaretta di troppo etc. etc.) con quel leggero grattino centrale, anzi...ne guadagna.
C'è tutta l'Irlanda si potrebbe dire nella sua voce, quella Irlanda dei canti popolari e delle birre e del verde irlandese e del grattino di Bono.
Quella di Bono è totalmente diversa da quella di un Paul Mc Cartney, la sua è una voce “maschia” a tutto tondo, te la immagineresti in un Russel Crowne quella voce non in un Di Caprio tanto per dire. Mercury, Elton John, George Micael tanto per ricordare alcune splendide voci inglesi non sono “maschie”, Bono si.
Ma oltre che emozionante e maschia è anche “bella” la voce di Bono ci si potrebbe chiedere ? Mah...non è tanto quello, e spiego perchè.
Un tempo si diceva che tra gli inglesi e gli americani la differenza fosse che i primi avevano bella voce e i secondi no, e del resto da Mc Cartney in poi la storia lo confermava, se nella perfida albione era una gara a chi sfoggiava il miglior timbro (si pensi anche a Waters o Gabriel), oltre-oceano le voci erano quasi sempre oggettivamente bruttine da Dylan a Lou Reed, da Neil Young fino a Springsteen. Bono però non è nè inglese nè americano, Bono è irlandese, e così si stacca da entrambi, Bono canta da Bono e punto, grattando, strascicando la voce in modo un pò assonnato, e facendo venire la pelle d'oca (in Italia quella andatura un pò svaccata e assonnata tentò di proporla Luca Carboni ma non era certo...Bono !!!). Lo metterei quindi sullo stesso piano di un altra voce maschile particolare e quasi coeva, che pure conquista per una sorta di “grattata” in certo qual modo assimilabile a quella di Bono, anche se in quella voce non c'è l'Irlanda ma quella terra folle di Savanna che ha dato i natali a Grisham, parlo, lo avrete capito, di Michael Stipe dei R.E.M.
Intendiamoci, la voce di Stype non è paragonabile a quella di Bono, eppure anche con quel genio americano le sensazioni all'incipit di Everybody hurts paiono simili a quelle di quando ascolti Bono in One et similia.
Quel loro “grattare” è per entrambi il grattare di una voce che accarezza, non è la grattata rabbiosa di uno Springsteen, fateci caso, sono le due voci che più di altre sanno comunicare emozioni d’amore.
E a tal proposito consentitemi ora una dedica alla mia amica Isabella, la donna forse più “romantica” che ho mai conosciuto....anni fa ella scrisse sul sito che per lei l'uomo più sexi era..la voce di Bono, da qualche tempo ha scoperto quella di Stype...non è un caso che entrambi le piacciano così tanto !!!!

Live: Milano: 20 maggio 2005: U2 immensi nonostante il Meazza....(cronaca di un concerto)
Bono sale sul palco del Meazza (fantastico colpo di scena, stracolmo etc. etc.) alle 21 e 10 circa con ancora la luce, e attacca Vertigo, seguono 2 ore e mezza di memorabilia di un repertorio di capolavori più che ventennale e alle 23 e 35 con la reprise di Vertigo, lo show si chiude, nello stadio in delirio illuminato nella notte.
Ciò detto occorre fare una premessa, e cioè che i concerti estivi al Meazza in linea di massima sono più un atto di amore verso questo o quell'artista che reali momenti di ascolto, giacchè, come diceva anni fa Toscanini, ovvero un tale che di musica un po’ se ne intendeva: "all’aperto si gioca alle bocce non si fa musica". Egli si riferiva sdegnato alla offerta di dirigere un opera alla celebre Arena di Verona (dove infatti, finchè fai Aida o Nabucco ancora ancora, ma se ti picchi di fare Bohème o Traviata viene fuori una schifezza).
Già perché poi al Meazza da qualche annetto (per Marley e il primo Springsteen non mi sembrò così..) l’audio fa letteralmente “cacare” (ancora mi domando che senso ha tenere i decibel così assordanti se alla fine copri la voce di un Bono ? Mah...), il casino è massimo, il palco centrale è troppo lungo, lo spazio in larghezza è eccessivo, si perde tutto etc. etc.
Quindi i concerti all'aperto e soprattutto al Meazza (che è diverso da Hyde Park per capirci) bisogna saperli fare e bene, sennò ciccia, e pochi grandi artisti possiedono l'arte del concerto "open", per rimanere tra noi mi si dice che questa arte la possieda Vasco e non stento a crederlo, e in fondo, e con le dovute proporzioni, ieri sera sul palco c'era un Rocker emozionate alla Vasco in salsa irlandese (con meno piadina e più birra, ma la classe vera non ha confini regionali), quel sound particolare insomma che Scorsese prescelse per la musica dei titoli di coda del suo Gangs of N.Y che doveva appunto dare uno schiaffo agli USA.
Ed è qui che viene fuori la rock-star eccelsa in quel casino e in quello spazio immenso e mal distribuito su tutto e su tutti.
E allora, dopo le semi-delusioni dello scorso anno degli americani RHCP e Bruce (che, sentiti entrambi solo qualche mese prima al chiuso, furono letteralmente spettacolari), erano stati solo i gloriosi Stones a dimostrare due anni fa a tutti come si concerta a san Siro...e stasera altra band gloriosa non è stata da meno.
Forse dipende dal carisma o dal repertorio e Jagger e Bono, senza offendere nessuno, sono altra spanna sopra Kiedis e il Boss, o forse non lo so, sta di fatto che Bono stasera ha vinto, anzi stravinto. La sua voce armonicamente grattosa e sensualmente maschia è puntualmente arrivata a tutti sotto pelle come sa fare lui, e così emozioni a go-gò, anche perchè finalmente sentire Miss sarajevo senza il ciccione era una chicca. Poi siccome gli U2 possono sciorinare miti assoluti tipo One, Suday Bloody Sunday, With or without, Beautiful day, Misterious sky, Stay e via discorrendo (si fa prima a dire che han saltato solo Stuck inside moment tra le celebri...) e senza contare i pezzi del nuovo meraviglioso How to Dismantle an Atomic Bomb tra cui una versione spettacolare di Miracles drug, una Origines of the species da pelle d'oca fino a quella City of blinding che unisce tutti in un momento clou, ecco presto spiegato perchè è stato un concerto memorabile, con Lui che on stage è semplicemente un mostro...e gli U2, si dica quel che si vuole, sono..Bono !!!
Insomma i grandi restano grandi ad ogni età, ecco perché cantano in mille al Live 8 e poi ti arrivano dopo mezzanotte i "bolsi" Pink Floyd che bolsi solo sulla carta e lasciano poi tutti di stucco facendo sembrare tutto il resto..robetta. Stasera a proposito di veri grandi c’erano gli U2 insomma, e quindi Meazza o non Meazza miracolo fu, e così non mi resta che dire beato chi andrà domani sera...


[ Questo Messaggio è stato Modificato da: stecca il 05-03-2008 17:28 ]

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kero



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 Inserito 20-07-2005 alle ore 16:47   
io ...domani!!!!!!!!!
voglio sentire la voce di bono....
grattare alla grandeeeeeeeeeee

[ Questo Messaggio è stato Modificato da: stecca il 20-07-2005 17:12 ]

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stecca





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 Inserito 13-03-2006 alle ore 10:24   
Eccezionale: tornano i Genesis !!!


MUSICA: GABRIEL E COLLINS ANNUNCIANO RITORNO DEI GENESIS

Ventuno anni dopo il suo addio ai Genesis, Peter Gabriel annuncia il suo ritorno nella band per produrre un nuovo album, che sara' seguito da un tour mondiale. Gabriel lascio' il gruppo nel 1975, quando i Genesis erano all'apice del successo, per intraprendere la carriera da solista, poi rivelatasi altrettanto positiva: allora il batterista Phil Collins prese il posto di front-man, conducendo la band a un'altra serie di trionfi nel corso degli anni '80. E ora saranno proprio i due musicisti, entrambi ultracinquantenni, ad annunciare mercoledi' in una conferenza stampa a Los Angeles che torneranno a lavorare insieme.



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Keyser-Soze



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 Inserito 13-03-2006 alle ore 15:45   
Io temo che abbiano solo bisogno di $$$$$

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stecca





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 Inserito 24-03-2006 alle ore 16:12   


I Pink Floyd...

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stecca





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 Inserito 28-05-2007 alle ore 10:44   
Ieri pomeriggio ho visto un bellissimo DVD che straconsiglio e che racconta attraverso notevoli interviste ai cinque musici alternate a strepitose immagini di repertorio (tra cui alcune di un eccezionale Gabriel magrerrimo coi capelli lunghi ad i suoi famosi travestimenti) la storia di questa inimitabile band.

Riesumo quindi quanto allora scritto su i Genesis perchè il rischio che vengano ricordati come una pop band per gli ultimi e meno ispirati lavori potrebbe farne disconoscere i meriti storici di essere stati, negli anni settanta, ed insieme ai Pink Floyd, uno dei più innovativi e straordinari gruppi rock non solo inglesi ma dell'intero pianeta, e se Gabriel era il genio assoluto, il primo Phil Collins era uno strumentista da Oscar quasi irriconoscibile rispetto al melodico di Against All Odds...


6) I Genesis (1969 - 1990):

A cavallo dei due decenni “clou” della musica rock, due album di un emergente gruppo inglese, e per l’esattezza From Genesis to rivelation (69) e Trespass (70) produssero un certo stupore non solo per le artistiche copertine ma anche e soprattutto per un innovativo mix di flauti, tastiere classicheggianti con organo e arpeggi chitarristici. Il boom dei Genesis avvenne tuttavia nel 1971 allorchè Peter Gabriel, Phil Collins e soci pubblicarono il mitico “Nursery Cryme” ancora oggi ritenuto uno dei 10 album più significativi della storia del rock (con celebre copertina gialla disegnata da Peter Whitehead) e basti su tutte ricordare la incredibile “The Musical Box”. L’anno dopo (1972) altra pietra miliare “Foxtrot” con la saga biblica “Supper’s ready” e nel 1973 “Selling England by the pound” con “Firth of fifth” e la prima grande canzone pop “I Know what I like” con contestuale gran successo commerciale ribadito nel 1974 con il doppio “The Lamb lies down on Broadway” che segna l’ultimo atto di Peter Gabriel. Il gruppo è al suo zenit assoluto e il leader incontrastato cede lo scettro al suo vice Phil Collins. Chi temeva un calo della vena dei Genesis è presto rassicurato dal notevole “Trick of the tail” che esce nel 1976 e dal successivo seppur meno ispirato “Wind and Wuthering”, mentre con il doppio live celebrativo “Seconds Out” (gran successo di vendite) conclude sostanzialmente nel 1977 un’epoca storica. Rimasti in 3 elementi nel 1978 esce appunto “And then there were three” con la melodica “Follow you, follow me” e nel 1980 il più commerciale “Duke” con un cedimento quasi Disco nella celebre “Turn it on again” che addirittura si gettona nei juke-box. Negli anni ’80 il periodo aureo dei Genesis volge tuttavia al termine e come prima Gabriel, anche Collins otterrà i migliori risultati nella carriera solistica, anche se non può essere dimenticato “Invisible touch” che nel 1986 sembrò a tratti recuperare in certi brani (Tonight tonight) gli antichi splendori di un gruppo che per almeno 10 anni ha regnato assoluto su intere generazioni e che ancora oggi, insieme a pochi altri, è giustamente ritenuto leggenda. In assoluto sia Gabriel che Collins si pongono infatti tra le maggiori voci rock-pop della storia. A chi si è perso i loro album capolavoro della storica etichetta Charisma consiglio il recente CD Virgin che raccoglie tutti i brani più belli del gruppo inglese, dal titolo “Turn it on again…the hits”.






[ Questo Messaggio è stato Modificato da: stecca il 28-05-2007 11:10 ]

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stecca





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 Inserito 28-05-2007 alle ore 11:03   
Se vuoi leggere il Keyser clicca qui:
Imitiperilkeyser

O vedere le copertine che han fatto la storia del rock:

Copertinestoriche

o leggere recensioni di conceti visti dai sitati:
Ilpiùbelconcertodellatuavita

o
Liveracconta...

e un pò di Francia....
Filrouge

o i CD:
NuoviCD

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 Inserito 28-05-2007 alle ore 17:55   
vorrei scrivere un breve riassunto della storia del gruppo ke ha "fondato" il punk i sex pistols :

I Sex Pistols sono stati uno dei più influenti gruppi punk britannici e una grande icona dell'ondata punk 77.Il gruppo si forma nel 1975 a Londra originalmente composto dal cantante Johnny Rotten, dal chitarrista Steve Jones, dal batterista Paul Cook e dal bassista Glen Matlock, poi sostituito da Sid Vicious. Anche se la loro carriera durò solo tre anni, pubblicando solo quattro singoli e un album in studio, i Sex Pistols vennero descritti dalla BBC come «la sola punk rock band inglese». [1] Il gruppo è spesso indicato come il fondatore del movimento punk britannico [2] e il creatore del primo divario generazionale con il rock 'n' roll. [3]

I Sex Pistols emersero come risposta a ciò che era sempre visto come più eccessivo, come il rock progressivo[4] e le produzioni pop della metà degli anni settanta. Il gruppo creò molte controversie durante la sua breve carriera, attirando l'attenzione su di se,[5] ma mettendo spesso in secondo piano la musica.[6] I loro show e i loro tour erano ripetutamente ostacolati dalle autorità, e le loro apparizioni pubbliche spesso finivano disastrosamente. Il singolo del 1977 God Save the Queen, pubblicato appositamente durante il giubileo d'argento della regina d'Inghilterra, è stato considerato un attacco alla monarchia e al nazionalismo inglesi. [7]

Johnny Rotten lasciò il gruppo nel 1978, durante un turbolento tour negli Stati Uniti; il trio rimasto continuò fino alla fine dell'anno, ma si sciolse all'inizio del 1979. Con Lydon il gruppo organizza un concerto nel 1996 per il Filthy Lucre Tour (concerto a scopo di lucro), anche se senza Sid Vicious, morto suicida nel 1979 a soli 21 anni


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stecca





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 Inserito 05-03-2008 alle ore 10:44   
Bruce Springsteen "Il futuro del rock and roll"
Si ritorna negli States, perché è dai sobborghi di Ashbury (nel New Jersey) che ci arriva la nuova “rivoluzione” rock della seconda metà degli anni settanta, e che contrassegnerà anche la prima metà dei successivi ottanta come bene ricorderanno i tanti milanesi (ma non solo) memori di quello “storico” concerto di San Siro del 1985, 5 anni dopo l’altrettanto memorabile Bob Marley ‘80.

Bruce Springsteen


Mentre alcuni episodi significativi si riveleranno poco duraturi (tra tutti gli sconvolgenti Sex Pistols) ed i grandi della seconda generazione (di cui si è in precedenza parlato), mostrano di sedersi un po’ sugli allori di una vena creativa in via di esaurimento, un ragazzetto con tanta rabbia in corpo ed una voglia matta di suonare “sbanca” improvvisamente il mercato USA 1975. con un album il cui titolo è già come si suol dire, un programma: “Born to Run”.
"Il futuro del rock and roll" dissero i critici ed in effetti fu l'inizio di una nuova era musicale, perché quell’album CBS di Springsteen rappresentava iln un certo senso il punto di arrivo di quel folk-rock made in Usa che muoveva da Presley fino a Dylan ed i Byrds ('60), attraverso i CSN&Y, Bob Seeger, Tom Petty etc.
L’Europa ci mise qualche mesetto di più a rendersi conto che si trattava di quello stesso fenomeno che aveva composto quella “Because the night” della poetessa del rock Patty Smith che stava monopolizzando ogni radio Italiana.
Poi venne uno tra i più begli albums del dopoguerra "Darkness to the edge of town" con la straordinaria Badlands, e quindi il doppio "The River" e scoppiò ovunque la Boss-mania, anche se, come ricorda il boss nella sua biografia, il perfido Dylan allorchè gli venne presentato il giovane e già famoso suo fan gli disse “e chi sei ?”, fino appunto a quell’ "USA" che resta a tutt’oggi forse il più grande successo commerciale del Boss, chiamato persino a comporre la colonna sonora del politically-corret film “Filadelfia” insieme alla....Callas e Neil Young.
Pezzi di trascinante e puro rock and roll alternati a ballate di sapore quasi country che dal vivo il Boss sapeva trasformare in adrenalina pura, diventarono culto collettivo di indimenticabil concerti-rito la cui scaletta non poteva rinunciare a Born to Run, Thunder Road, Badlands, Out on the street, The Ties that bind, the River e persino alla hit quasi “disco” Dancin in the dark”.
Pare che anche il boss citi sempre, tra le sue date "storiche", quel mitico concerto di San Siro del 1985 in cui tutti, ben prima che arrivasse Bush, indossavano la maglietta “Born in USA".
Qualche anno dopo tutto cambiò, Bruce attraversò una sorta di crisi di rigetto, si separò dalla insostituibile ET street Band (con cui aveva iniziato), si sposò una modella che poi mollò per il suo vero amore (Patty), ebbe tanti figli, si ritirò quasi a vita privata.
Poi venne l'11 settembre, ed il Boss sembrò improvvisamente rinascere dal suo torpore, la magica Band si ricostituì ed arrivò nel 2002 il superbo The Rising forse uno dei più begli album rock degli anni 2000 (due per tutti, la superba ballata "Lonesone day" e la incalzante "I’m waiting on a sunny day") e quindi il grande tour mondiale con tappa italiana a Bologna (io c’ero !!!).
Ricordo a tale proposito un mercoledì di un qualunque 16 ottobre del 2002, ero solo in casa, eppure stavo ballando e saltellando come un pirla davanti alla diretta MTV della irripetibile performance barcellonese con ricostituita la E.T street band per la presentazione del nuovo The Rising.
1 ora e mezza di adrenalina pura senza interruzioni e con tutta la magia e la carica che ti può dare la musica quando è a certi livelli, ti senti in cielo, tutto intorno sparisce e voli in un mondo psichedelico di suoni e di emozioni allo stato puro, e ti senti leggero ed euforico, e tutto sembra più bello e degno di essere vissuto fino all’ultimo.
Il Boss entra tra le urla di migliaia di fans scatenati ed attaccando the Rising, non sono più in casa mia, gli altri non sono in Spagna, non ci divide la TV, siamo tutti uniti a cantare e a godere, si godere come di più non si può, non c’è neanche il tempo di prendere fiato (squilla il telefonino e manco lo sento) e via con la incredibile Lonesome day, dal vivo è ancora più strepitosa, e subito di fila repentino sguardo al passato con la immortale Darkness on the edge of town che nel 1978 mi rivelò il mito Springsteen.
Sudato e distrutto dalla bruciante partenza hard, Bruce, nell’improvviso buio della sala, fino a prima luccicante, afferra la chitarra acustica e ci culla con Empty sky e altre 2 ballate lente delle sue, e quindi nuova esplosione con Waiting on a sunny day che ritmata e allungatissima trascina al delirio, e poi la storica The Promise land e la nuova e contagiosa Worlds apart inno spontaneo d’amore alla sua compagna Patty che suona sul palco con lui.
Finalmente quanto improvvisa arriva la sua più travolgente canzone di sempre, quella Badlands che farebbe resuscitare i morti con quel ritmo dove ci sono 30 anni di storia del rock americano, quello che ha fatto sognare almeno 4 generazioni, non puoi fare a meno di gridare insieme a lui e di alzare a manetta il volume e meno male che sono solo le 22 !!! Concludono la storica esibizione la nuova Mary’s place e la leggendaria Dancing in the dark.
Poi improvvisamente finisce, una annunciatrice stacca il collegamento, e di colpo ti ritrovi a Milano, sono le 22 e 30 e torni tu, ma ancora per un po’ ti chiederai dove sei stato per un ora e mezza e ci metterai a capirlo….per fortuna.


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jackflash



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 Inserito 05-03-2008 alle ore 11:47   
Quote:

On 2004-02-05 10:36, stecca wrote:
...
La mia amica Margherta Sanjust così scrisse tempo addietro:
...
Un anno dopo esce Stripped, un album registrato in parte dal vivo e in parte durante le pause dell’ultimo tour. Un disco ancora una volta mediocre, salvo la riuscita cover della dylaniana “Like A Rolling Stone”, che in questa versione assume un nuovo, ironico significato. Neanche Bridges to Babylon (1997) invertirà il declino della rock band più duratura di sempre...”.




Beh, su questa parte decisamente non posso essere d'accordo.

Stripped non è affatto un disco mediocre: tutt'altro!
No, dico: anche solo le versioni di Love in vain e Wild Horses, dove si sente persino il plettro sulla chitarra, considerate da sole, valgono il disco e il mito dei Rolling.

Quanto al presunto declino, beh l'ultimo album in studio (A bigger bang) credo abbia smentito la tesi.

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